Storie...di VERI INVALIDI
“Vi terremo informati.” : finiva così, l’altro giorno, il nostro post pubblicato su Facebook in merito ad una richiesta di appello fatto a noi di “Una città per tutti” dalla sig.ra Roberta Florio.
Al fine di evitare polemiche e di leggere commenti non appropriati, riportiamo, per intero, il messaggio inviatoci dalla sig.ra Florio Roberta:
“sono Florio Roberta e vi autorizzo a pubblicare la mia storia "da vera invalida ma non riconosciuta" all'inps di Biella non vedono nessuna riduzione alle attitudini.....sono affetta da CPRS e portatrice di pace maker midollare ricaricabile....ho 36anni e sono sulla soglia dell'esaurimento nervoso per questo! in fede Florio Roberta”.
Vediamo di fare un riepilogo delle sue vicissitudini e della sua storia!
La sig.ra Roberta Florio, nata a Biella il 21.01.1976, è affetta da distrofia simpatica riflessa (CPRS) ed è impiantata da un pace maker midollare ricaricabile.
Questo pace maker le permette di riattivare l’uso della gamba sinistra dove le è stato diagnosticato “nervo sciatico e gastrocnemio troncato”. La sig.ra precisa che, se spegne il pace maker, non sente più la gamba. Questo tipo di impianto è un metodo palliativo: esso, infatti, non cura la malattia di Roberta, ma serve ad attutire il dolore divenuto ormai cronico! Certo, come tutte le malattie che portano continui e lancinanti dolori, anche questa, a lungo termine, porta a depressione, non solo come sostiene la sig.ra Roberta, ma come è risaputo da tutti.
Roberta, nonostante il primo esito negativo, è stata “ritenuta sana” dalla Commissione Medica dell’INPS di Biella che le ha assegnato una invalidità del solo 18% (come da verbale allegato alla presente).
Fatto sta che Roberta, dopo aver fatto pubblicare in data 20.03.2012 un articolo sul giornale "il Biellese" , è stata contattata telefonicamente dall’INPS per essere sottoposta a nuova visita in data 11 aprile 2012, ma non c’è stato nessun cambiamento nella valutazione del suo grado di invalidità.
La sig.ra Roberta, con grande rammarico e disperazione continua, a dire: “Per loro sono sana, ma io, con due aghi e cateteri impiantati nel midollo, non riesco più a far niente. Mi tocca ricaricare per 2 ore, ogni sette giorni, il pace maker”. Fatto sta che, né il non vedersi assegnare un grado di invalidità che le permetta di avere un’adeguata pensione, né l’avere la priorità per aggiudicarsi un posto di lavoro, tutto questo lede la “dignità” della sig.ra Roberta come persona e come disabile!
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